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Rassegna stampa degli artioli pubblicati sui giornali d'istituto del circuito Alboscuole

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  • 01/05/16--19:46: I CIBI NEL MONDO
  • Il progetto “I CIBI TIPICI DEL MONDO”, ha analizzato quattro paesi, l’Italia, l’Africa, il Messico, il Giappone. Questo percorso interculturale, ha permesso ai bambini di conoscere i cibi presenti nelle tradizioni alimentari dei vari paesi e confrontare gli ingredienti. Per la realizzazione del piatto tipico italiano, è stato attivato in sezione un laboratorio di cucina. I bambini e le maestre, hanno prima selezionato gli ingredienti (farina, acqua, lievito, sale), poi si sono cimentati nell’impasto e nella preparazione di tante mini pizze. Questa esperienza è stata realizzata anche da tutte le sezioni della scuola dell’infanzia plesso G. Mansi, anche se in giorni diversi.

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    La donazione del sangue è un‘ azione che ogni singolo individuo compie autonomamente e ha lo scopo di privarsi di una determinata quantità del proprio sangue o dei suoi componenti, per poi essere utilizzato per scopi medici. Infatti il sangue e' spesso indispensabile in occasioni di gravi traumi e incidenti nel primo soccorso, in numerosi interventi chirurgici, nei trapianti di organi, nelle anemie croniche, nelle malattie oncologiche e in molti altri casi. La quantità di sangue prelevato e le modalità possono variare: • Sangue intero (circa 400 ml) • Emoderivati (plasma, piastrine, globuli rossi) L'intervallo minimo tra due donazioni di sangue intero e' di 3 mesi per gli uomini e 6 mesi per le donne in periodo fertile. Per la donazione di plasma invece l'intervallo e' di soli 14 giorni perché si rigenera più rapidamente. Prima di qualsiasi utilizzo, i campioni di sangue prelevati contestualmente alla donazione vengono analizzati in laboratorio per verificare il gruppo sanguigno ed escludere la trasmissione di malattie infettive, tramite opportuni test sierologici. Dopo ogni donazione, il donatore riceve il risultato delle analisi e può agevolmente tenere sotto controllo il suo stato di salute. Quindi la donazione del sangue e' un gesto volontario, gratuito, periodico ed anonimo. La donazione di sangue può essere effettuata da chi è maggiorenne quindi 18 anni compiuti sino ai 65 anni di età, e da chi ha un peso superiore ai 50 chili. Chi può donare il sangue? Per donare il proprio sangue bisogna recarsi presso il Centro Trasfusionale dell'Ospedale della propria Città oppure nei centri di raccolta gestiti dalle Associazioni dei Donatori di Sangue. Ci sono timori, a volte vere e proprie angosce, che riducono le adesioni delle persone alla donazione del sangue. E' pur vero che donando sangue si fa comunque un regalo e che ogni regalo per avere valore deve costare un po' di sacrificio. Talvolta si dona il superfluo, ma col proprio sangue si regala una parte di sè, significativa ed importante. Per aiutare ad avvicinarsi alla donazione è importante che i donatori di lungo corso testimonino agli aspiranti donatori le paure e i timori che hanno costituito ostacolo iniziale alla loro scelta. Quindi ogni adulto sano che si sottopone regolarmente alla donazione non rischia nulla. Secondo me donare il sangue è un atto di grande umanità…

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  • 01/05/16--20:17: Ancora vincitori
  • Anche quest'anno a Chianciano Terme si è tenuto il “Meeting Nazionale Alboscuole” per l'assegnazione dei premi a numerose scuole d'Italia, come ricompensa dell'impegno e del lavoro svolto. “Scripta Manent” ha partecipato per la quarta volta a questo evento e quest'anno, per la prima volta c'ero anch'io. Le immagini corrono ancora davanti ai miei occhi e il cuore è ancora pieno di gioia ed emozioni. Il nostro Giornale ha ricevuto il premio “Qualità”, una vittoria che ci ha ripagato di tanti sacrifici e ci ha regalato il piacere di vedere la gioia e la soddisfazione della Professoressa Amalia Ammirati, nonché direttrice del Giornalino, e della nostra dirigente scolastica, Professoressa Anna Giugliano, nel ricevere il premio. Ma l'emozione più grande è stata salire sul palco, insieme ad altri cinque compagni, per intrattenere, con un'esibizione, le migliaia di giovani che riempivano il palazzetto e dimostrare la nostra voglia di metterci in gioco da ogni punto di vista. Questa manifestazione ci ha permesso di condividere e confrontare sensazioni, esperienze e pensieri con altri giovani redattori di tutta Italia e ci ha visto uniti in una “Serata Danzante”, per ballare e festeggiare sotto un arcobaleno di luci e colori. Ringrazio particolarmente la professoressa Ammirati per aver creduto in me, per avermi spronata e spinta ad aprirmi in questa esperienza e per avermi regalato questa grande emozione. Come ogni “avventura” anche questa ha lasciato il suo segno: il messaggio che ho percepito da questa è che per essere un buon giornalista bisogna lasciare da parte la timidezza, la paura e l'insicurezza, per lasciare spazio alla fantasia, alla curiosità e al coraggio di essere se stessi.

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  • 01/05/16--20:31: NOI...ALLA FESTA DL LIBRO
  • L’evento “NOI… ALLA FESTA DEL LIBRO”, ha voluto promuovere e suscitare nei bambini il gusto di leggere. Noi maestre della scuola dell’infanzia, abbiamo un compito importante, alimentare nei piccoli l’amore per la lettura. Poiché non abbiamo avuto la possibilità di recarci al chiostro di S. Francesco, la referente del progetto ha invitato la signora LEONETTI TERESA a recarsi nella nostra scuola per dedicare un po’ di tempo alla lettura. Sono stati coinvolti tutti i bambini cinquenni della scuola dell’infanzia del plesso G. Mansi. Un secondo momento di lettura si è svolto in ciascuna sezione alla presenza di tutti i bambini delle tre fasce d’età.

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  • 01/05/16--21:27: Il 1 Maggio
  • Il 1 maggio è la festa del lavoro o Festa dei lavoratori è una festività celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. Il primo maggio è la festa del lavoro, ricordata ogni anno con eventi, frasi e attraverso la condivisione di immagini. La storia della festa del lavoro ha un’origine recente: nel secolo scorso, infatti, gli operai scendevano in piazza a protestare per il riconoscimento dei propri diritti. Ma perchè si festeggia il giorno 1 maggio con concenti ed eventi, e qual è il suo significato? Perchè è importane condividere frasi sulla festa del lavoro su Facebook e Whatsapp? In passato questa ricorrenza era la data in cui venivano ribaditi a gran voce quali fossero i diritti dei lavoratori con scioperi, manifestazioni ed eventi. Oggi per molti questa festa resta un’occasione per evidenziare gli effetti della crisi nel mondo del lavoro, e tra precari, disoccupati, voucher e lavoro in nero, in molti ritengono ci sia ben poco da festeggiare. In realtà ricordare perchè si festeggia il primo maggio e quanto sia forte il valore della protesta e dello sciopero, contribuisce ad accrescere nei lavoratori la consapevolezza dei propri diritti. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte. Più precisamente, con essa si intendono ricordare le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1866 nell’Illinois (USA)[senza fonte]. La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa. L’origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all’ Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialisti ed anarchici – suggerirono come data della festività il primo maggio. Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime. La scelta del 1° maggio vuole ricordare proprio la tragedia di Haymarket. L’allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare questo episodio. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l’oggetto della festività sull’antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista – che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945.

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    "l lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa". Art. 36 della Costituzione della Repubblica Italiana. Le origini di questa ricorrenza affondano le radici nel lontano 1866, quando il congresso dell’Associazione Internazionale dei lavoratori per la prima volta il 1° Maggio fissò ad otto ore il limite legale per l’attività lavorativa. I primi a protestare perchè questa proposta diventasse una realtà furono i lavoratori di Chicago: il 1 maggio 1867 sarebbe dovuta entrare in vigore la legge per le otto ore lavorative. Perché la proposta diventasse effettiva, fu organizzato un corteo di diecimila persone, ma sarebbero dovuti passare ancora alcuni anni prima dell’affermazione. Infatti la storia della festa del lavoro è fatta di numerosi alti e bassi: il 1 maggio 1886 era stata fissata come data limite per l’approvazione della proposta di legge. In questa data fu organizzato un corteo di 80 mila persone, e 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. La protesta continua pacificamente anche nei giorni scorsi, ma il tentativo di reprimere lo sciopero determinò alcuni episodi di violenza. Durante i comizi e le manifestazioni, ci furono scontri tra manifestanti e Polizia, che portarono anche ad alcune vittime. In memoria di queste vittime e al significato della festa del lavoro, la Seconda Internazionale nel 1889 decise di tenere una grande manifestazione perché in tutti i Paesi, i lavoratori avessero la possibilità di far valere i loro diritti. L’adesione massiccia e la vittoria delle proposte politiche e sociali, fecero si che ogni anno si ripetesse la festa del lavoro, fissata nella simbolica data 1 Maggio.

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    Bari, per quasi due secoli, fu il principale centro e la sede della massima autorità bizantina nei territori occidentali dell’Impero romano d’Oriente. Dopo la fine dell’emirato arabo e una breve parentesi longobarda, nel 876 la nostra città diventò il capoluogo del “Thema di Longobardia”, provincia che comprendeva la Puglia e i territori campani sino a Benevento contesi ai principati longobardi. Il Thema era governato da un funzionario imperiale detto stratega. Nel 970 Bari divenne la sede del Catapanato d’Italia retto da un nuovo funzionario d’alto rango: il Catapano che aveva giurisdizione su tutti i possedimenti bizantini nella penisola italica. Spesso tali incaricati appartenevano all’aristocrazia della corte costantinopolitana o erano imparentati con la famiglia imperiale. Bari è capoluogo dell’omonima provincia e della regione Puglia e conta circa 320.000 abitanti. La città si sviluppa sulla costa adriatica, a sud-est della foce del fiume Ofanto. È uno dei più attivi centri economici dell'Italia meridionale, il principale centro per l'economia dell'intera regione e per la ricerca tecnologica. È sede dell'annuale Fiera del Levante. Anche il visitatore frettoloso nota subito che la città è formata da due parti ben distinte: da un lato c’è la “Bari Vecchia”, che comprende i più importanti monumenti medievali e rinascimentali, tra cui la cattedrale romanica, dedicata a San Sabino, la basilica romanica di San Nicola, il castello normanno-svevo di Federico Il, la chiesa di San Ferdinando, il Fortino di Sant’Antonio Abate. E’ la parte più caratteristica di Bari, composta di piccoli vicoli di rara bellezza, scorci panoramici, profumi antichi. La seconda parte è la cosiddetta “Bari Nuova”, nata nei primi anni dell’Ottocento con un editto di Gioacchino Murat, e caratterizzata da strade aperte,lunghe e rettilinee. In realtà, l’anima di Bari, il suo “genius loci”, nasce dal mare che le sta di fronte e dalle infiniteconseguenze che questa realtà ha comportato per la città. Detta “Regina della Puglia”, ma anche “Regina dell’Adriatico”, Bari ha trovato nel mare la fonte delle sue fortune e delle sue disgrazie. Le fortune si riassumono nella sua posizione di porta sull’Oriente e negli intensi traffici marittimi – commerciali e di cultura – che da sempre hanno caratterizzato le sue attività. Ma dal mare vennero anche le disgrazie: mille volte Bari fu assalita, depredata, impoverita dalleincursioni dei pirati saraceni. Dal mare vennero i berberi che conquistarono la città nell’842 e ladominarono per trent’anni. La sua posizione sul mare, dominatrice del basso Adriatico, attiròinfinite lotte per l’occupazione di questo importante avamposto. Dopo la lunga parentesi di Roma, Bari fu via via conquistata dai Longobardi, dai Bizantini, poi dai Normanni, dagli Svevi, dagli Angioini, dagli Aragonesi, dagli Sforza, dagli Spagnoli. Ognuna di queste civiltà ha lasciato a Bari impronte indelebili, non solo nell’architettura e nelle costruzioni, ma anche nel carattere degli abitanti: industrioso e trafficante, aperto alle novità e agli scambi, curioso e orgoglioso del suo passato cosmopolita. Ma c’è dell’altro. La ricorrente conquista, il pericolo costante d’invasione e di nuova sudditanza, hanno certamente favorito la naturale e genuina propensione religiosa dei Baresi. Ecco allora che, nell’XI secolo, sessantadue marinai baresi si recano in Asia Minore e riescono a trafugare e a riportare a Bari le spoglie di San Nicola, vescovo di Mira. Il dominio bizantino si protrasse sino al 1071, quando ebbe fine a causa della conquista normanna. È di questi due secoli di storia che tratta il libro di Nino Lavermicocca (già Direttore Archeologo presso la Sovrintendenza Archeologica della Puglia) Bari bizantina capitale mediterranea (Edizioni di Pagina, pp. 138). È un periodo storico al quale i pur grandi medievalisti di casa nostra (Musca, Corsi, Porsia, Licinio) non hanno mai dedicato una trattazione autonoma e bisogna dare atto e merito a Lavermicocca d’aver raccolto tale sfida ed averci regalato questo agile volumetto che si legge con piacere grazie alla collaudata capacità dell’Autore di illustrare la storia, l’arte e l’archeologia in modo fluido e chiaro. Ma come si presentava la Bari bizantina? Era una città che poteva contare una popolazione tra i 15 e i 20 mila abitanti, era governata da un Catapano (un governatore pressoché assoluto sia in campo civile che in quello militare) che tuttavia applicava le norme del diritto longobardo, rispettando così gli usi e la consuetudine locali. Era una città plurietnica e multireligiosa: c’erano Greci, Longobardi, Armeni, Siri, Arabi, Slavi, Ebrei, genti d’Oriente e d’Occidente. Era tra i principali porti del Mediterraneo, vera porta verso l’Oriente, con una notevole presenza di mercanti locali, ma anche forestieri: veneziani, amalfitani, ravellesi. Importantissima fu la “Crisobolla” dell’imperatore Basilio II, un accordo politico-commerciale tra Bisanzio e la Serenissima, in base al quale nel 1002 il doge Pietro II Orseolo con cento navi veneziane venne a liberare Bari dai Saraceni. Una città che aveva il centro del potere amministrativo e politico nel Palazzo del Catapano (il palazzo pretorio ubicato laddove oggi sorge la Basilica di San Nicola) a cui faceva da contraltare l’Episcopio, sede del potere religioso. Bari in epoca bizantina era ricca di chiese intitolate ai santi orientali (Demetrio, Gregorio, Eustrazio, Sofia, Pelagia) che stanno affiorando negli ultimi tempi dalle viscere della città antica. Tra il X e l’XI secolo tali chiese dovevano essere intorno ad una cinquantina. Di quasi una decina di queste sono stati ritrovati i resti, venuti alla luce a seguito di indagini archeologiche: da palazzo Simi alla Cattedrale, da Santa Maria del Buon Consiglio ai SS. Giovanni e Paolo all’interno di Santa Scolastica, da S. Apollinare nel castello al Carmine, a San Felice sotto l’odierna San Michele. Spesso sugli edifici sacri bizantini furono innalzati nuovi templi cristiani in epoca romanica o successiva. Lavermicocca si sofferma anche sugli aspetti della vita quotidiana, la società e l’economia attraverso il vaglio di documenti e oggetti del tempo giunti sino a noi e lo studio di quello che è rimasto dell’architettura e dell’arte bizantina, sovente reimpiegato in costruzioni di epoca posteriore come la Cattedrale e San Nicola. Il periodo bizantino fu per Bari indubbiamente assai florido e merita di essere meglio ricordato, magari con l’istituzione di un museo bizantino come propone Lavermicocca. Tuttavia esso ebbe anche degli aspetti e delle ripercussioni negative – a dire il vero non riportati dall’Autore – come il malgoverno dei funzionari bizantini, la politica fiscale sempre più asfissiante che finiva con l’immiserire le popolazioni, l’incapacità dei Greci di impedire le scorrerie dei Saraceni. Tali situazioni determinarono il sorgere di un partito con sentimenti antibizantini che sfociarono nella rivolta capeggiata da Melo (1009). Nel 1071 i Normanni con Roberto il Guiscardo causarono la fine del governo bizantino a Bari, un Impero, quello d’Oriente, giunto ormai al suo epilogo anche a Costantinopoli minacciata sempre più dai Selgiuchidi. Ma cosa è rimasto dell’epoca bizantina? Quale eredità ci ha lasciato? A parte alcune rare pergamene, i resti delle chiese, i materiali di reimpiego visibili all’interno di San Nicola e la Cattedrale, resta la memoria nella toponomastica della città vecchia, in molte feste, consuetudini e dolci. Basti pensare alle cartellate (dal greco kartelàs, cestino). Alcuni cognomi baresi sono di palese origine bizantina: Anaclerio, Armenise, Amoroso, Basile, Caradonna, Catapano, Calò, Romanazzi, Maurogiovanni, Poliseno, Zema. Così come alcuni termini dialettali: il terrazzo (uàskr, da òstraka, tegole), la melagrana (séte), il fico secco (chiacùne), la mandorla (amìnue), la civetta (kekkevàsce), il facchino (vastàse), i fioroni (kelùmme) ed altri ancora.

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  • 01/05/16--21:41: Gott mit uns XIII capitolo
  • Gott mit uns Cap.XII (epilogo) Passammo ancora altri mesi a vagabondare per i boschi fino a che non ci fa la liberazione di Varsavia da parte dei Sovietici, il 17 Gennaio 1945 Dieci giorni dopo fu liberato il campo di Auschwitz Avevano ragione Robert ed Aleksandr a non fidarsi di Stalin. Il dittatore Sovietico lasciò che durante la rivolta dei cittadini di Varsavia contro i Nazisti, quest'ultimi potessero sterminare 250.000 polacchi. Hannah e Robert rimasero in Polonia e si sposarono. Feci da testimone al loro matrimonio e fu indimenticabile vederli così felici. -Addio Robert -Buona fortuna Wilhelm. Dio ti benedica, ma sappi che un giorno ci rivedremo. Se avremo un figlio maschio lo chiameremo come te. Lo abbracciai a lungo. -Buona fortuna anche a te, Hannah... -Dio ti benedica Abbracciai anche lei. A questo punto c' era il problema di tornare a casa. Fui fortunato. Andai a piedi insieme ad altri sfollati fin quasi alla frontiera dell' Oder e da lì riuscii a salire clandestinamente su un treno che portava a Berlino. Nella capitale, piena zeppa di soldati di ogni nazionalità, trovai una bicicletta con cui mi spinsi molto a sud. Nel frattempo per il vitto mi dovevo accontentare del cibo concessomi dai contadini che ogni tanto mi ospitavano. Molte volte rimasi a digiuno. Con la mia bici riuscii ad arrivare addirittura a Dresda, ma poi si forarono le ruote e rimasi a piedi. Era l' ottobre del 1945 quando riuscii ad ottenere un biglietto per un treno che conduceva a Monaco. Da Monaco mi caricai su vari furgoni e carri che conducevano al mio paesino. Quando ci arrivai fu un'emozione fortissima. Vidi il mio paese distrutto e con soldati americani ovunque. Mi diressi verso la mia casa che era quasi del tutto intatta, stranamente non era quasi stata toccata dai bombardamenti. Quando bussai mi aprì Magda che non mi riconobbe -Chi siete? -Sono Wilhelm -Wilhelm? -Non mi riconosci. Mi squadrò bene -Dio mio credevo che fossi morto in un campo -No -Ho pregato sempre per te -Anch'io Poi mi si avvinghiò al collo piangendo di felicità I primi giorni furono difficili. Li passammo a cercare di rimediare qualche soldo per tirare avanti e a parlare di ciò che avevamo passato in tutto quel tempo. -Sono stata punita per non averti denunciato alla Gestapo -Cosa ti hanno fatto? -Sono stata mandata prima al fronte a fare l' infermiera ai soldati, poi negli ultimi tempi ho lavorato in una fabbrica di carri armati. Ma sono stata molto fortunata. Quando le raccontai di “sigaretta” e “madrepatria” rimase sconcertata. Passarono sei anni in cui la Germania Ovest conobbe un grande sviluppo economico e così riuscii a riprendere il mio lavoro di musicista e riuscii ad accumulare una più che discreta ricchezza. Rintracciai più tardi Robert ed Hannah a Karlsruhe. Erano fuggiti dalla Polonia sottomessa all' imperialismo Sovietico. Ci saremmo visti più volte e saremmo diventati amici per la pelle. Ebbero un solo figlio, che chiamarono con il mio nome. Vent'anni dopo la fine della guerra incontrai casualmente un amico di “Madrepatria”che mi disse che quest'ultimo era riuscito a fuggire all'Armata Rossa e si era stabilito in America dove stava bene. Se lo meritava, ero contento per lui. Di “Sigaretta” non seppi più nulla. Nel 1973 mi capitò di vedere un ambulante che vendeva strumenti tra cui spiccava un violino molto bello. Era identico allo Stradivari che mi aveva regalato Brechter e dedussi che si trattava dello stesso esemplare quando lo presi in mano e sentii quella divina sensazione che avevo provato toccando lo strumento a casa di “Sigaretta”. Ero diventato un violinista ricco e molto apprezzato ma non mi potevo permettere quella meraviglia. In ogni caso ancora non mi spiego come si potesse trovare nel mio paesino il violino di Brechter. Ero sicuro che si trattasse dello stesso strumento. Per curiosità chiesi quanto costasse -300 Marchi -Davvero? -Certo -Allora lo acquisto Tornai a casa soddisfattissimo. Ero riuscito ad ottenere uno strumento favoloso ad un prezzo irrisorio. Comunque ancora non capivo perchè quello strumento fosse lì. Non rividi mai più quel commerciante ma il ricordo del suo volto mi ricordava Brechter. Non poteva essere lui. O forse si? Questo non lo saprò mai. Due giorni dopo l' acquisto lessi all'interno della cassa una scritta in italiano: Dio è con noi. Non so quella frase a cosa si riferisse, era pur sempre un violino di qualche secolo fa. Oramai sono anziano ma continuo a cercare “Sigaretta”, ma finora ogni ricerca è stata vana. Forse l' ultima volta che l' ho visto è stato il giorno in cui ho acquistato il violino, ma è solo una mia impressione. Così si conclude la mia vicenda. Spero di non aver annoiato il lettore e di non esser stato troppo ridondante. Durante il mio periodo passato tra il campo e i boschi ho capito che Dio è stato benevolo con me . Anche se non ho combattuto in nessun esercito, posso vantare di aver vinto la guerra. Io appartengo all'esercito dell'uguaglianza e del perdono come tante altre persone. La gente che la pensa così vince a prescindere, senza combattere alcuna battaglia, perchè Dio è con chi ha fede in lui, perchè Dio difende i giusti, perchè Dio è con noi.

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  • 01/05/16--21:44: ...ANDRIA FIDELIS NOSTRIS...
  • La Porta di Sant'Andrea è l'unica superstite delle quattro porte della città e ricorda il legame tra Andria e l'imperatore Federico II di Svevia. Nelle sue vicinanze sorgeva una omonima chiesetta, abbattuta negli anni '50 assieme all'omonimo quartiere detto "Grotte". La struttura attuale è stata costruita nel 1593 in relazione, sembra, con l'invenzione con l'immagine sacra della Madonna dei Miracoli avvenuta nel 1576, nella cui direzione essa si apre. La data è incisa in maniera poco leggibile al di sopra della chiave dell'arco alla base di un grandioso stemma centrale, oggi scomparso. Sulla sommità della facciata tardo rinascimentale si trova incisa la seguente iscrizione: IMPERATOR FEDERICUS AD ANDRIANOS ANDRIA FIDELIS NOSTRIS AFFIXA MEDULLIS (Andria fedele legata alle nostre midolla, ossia fino in fondo al cuore) La tradizione popolare ed anche storica fa risalire la costruzione di questa porta antica della città di Andria all’anno 1230, in piena epoca sveva; proprio la fedeltà all’imperatore Federico II valse alla città la dedica scolpita sulla porta Al di sotto di questa epigrafe, in luogo del citato stemma centrale, è murata una epigrafe apocrifa che reca l'iscrizione "1230". L'iscrizione si riferisce all'episodio riportato dalla tradizione secondo la quale nel 1229 l'imperatore Federico II di Svevia, di ritorno dalla Crociata detta anche "Crociata degli scomunicati" sbarcando in Puglia trovò numerose città in rivolta mentre solo Andria gli testimoniò amicizia e fedeltà. Sempre secondo la tradizione, nei pressi della porta sarebbe avvenuto l'icontro tra Federico II di Svevia ed i rappresentanti delle famiglie nobili della città (Quarti, Curtopassi, Marulli, Conoscitore e Fanelli) che gli tributarono fedeltà. In tale occasione l'Imperatore avrebbe dettato il citato esametro "Andria fidelis nostris nostris affixa medullis", poi inciso ulla sommità della porta. Per questo motivo la porta è chiamata dal volgo anche con il nome di "Arco di Federico". Nella seconda metà del XVIII secolo la facciata fu sopraelevata con un fastigio barocco in tufo, ben distinguibile dalla parte sottostante in pietra calcarea. Il toponimo “Porta di Sant’Andrea” è dovuto alla circostanza che il luogo in cui sorge la Porta si trova a pochissima distanza dell’antichissimo “Quartiere Grotte”, uno dei primi nuclei abitati di Andria, dove c’era una piccola Chiesa dedicata a Sant’Andrea. La denominazione Sant’Andrea alla zona è dovuta alla tradizione che vuole che da quella porta fosse uscito l’apostolo Andrea che era venuto in Andria con il fratello San Pietro per portare la parola del Vangelo. La porta, con un piccolo iniziale fòrnice, fu ingrandita e rinnovata nelle strutture nell’anno 1593, come attestato sia dalla data su di essa incisa sia dall’impianto tardo-rinascimentale; successivamente, nel 1770 furono fatte delle aggiunte barocche come oggi si possono vedere sulla sommità. Ulteriori restauri sono stati fatti nell’Ottocento e, grazie ad essi, oggi possiamo ancora ammirare uno degli ultimi baluardi delle antiche mura di Andria. Sotto l'arco di Porta Sant'Andrea, si trova una pittura ad olio su lastra di zinco, in cornice di legno affissa, antica ma non facilmente databile, sulla quale è rappresentato il Salvatore nelle vesti del risorto in procinto di ascendere al cielo; il dipinto è attorniato da numerose piccole croci votive recanti incisa una data. Nel 2012 l'Amministrazione Comunale ha provveduto a far restaurare le croci e l'affresco dall'artista Valerio Iaccarino.

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  • 01/05/16--21:49: IL SALTO IN LUNGO
  • Il salto in lungo è una delle specialità più naturali ed istintive dell'atletica. In questo sport non si fa uso di attrezzi di alcun genere, e l'unica regola tecnica prevede che, per risultare valido, il salto venga eseguito non oltre la linea stabilita dalla tavoletta di stacco, posta alla fine della pedana di rincorsa, prima della corsia di sabbia dove l'atleta atterra. Il salto in lungo, come la corsa, è una delle attività sportive più naturali; per ottenere dei buoni risultati è indispensabile possedere velocità e coordinazione. La muscolatura degli arti inferiori deve essere particolarmente sviluppata e attraverso l’allenamento è necessario imparare a imprimere al movimento del salto molta forza in un tempo brevissimo. Il salto in lungo può essere suddiviso in quattro fasi: 1) La rincorsa, la cui lunghezza deve essere modificata in base alle abilità di accelerazione dell’atleta, che deve arrivare al salto con la massima velocità controllabile, cioè quella che gli permette di eseguire uno stacco efficace. Per un principiante la rincorsa è di circa 12-16 passi e verrà gradatamente allungata avendo l’accortezza di allungarla ogni volta di due o quattro passi in modo che l’allievo parta sempre avendo avanti sempre lo stesso piede. In campo femminile la rincorsa sarà leggermente più corta. Analiticamente può essere suddivisa in tre parti: una prima parte assai lunga di accelerazione, una seconda parte composta di 2/4 passi di mantenimento della velocità o di stabilizzazione della corsa per evitare un brusco passaggio dall’accelerazione allo stacco, una terza fase, composta di 2/3 passi, di caricamento ed impostazione dello stacco; 2) Lo stacco, che deve permettere di trasformare tutta la velocità della rincorsa in lunghezza di volo. Il piede di stacco compie un percorso più radente al terreno, il contatto avviene un poco più avanti rispetto al busto. L’allievo deve evitare ogni azione di contrasto eccessivo alla traslazione orizzontale. Per questa ragione il piede, dopo essere stato portato avanti, deve cercare di abbassarsi quasi volesse “graffiare” il terreno con un movimento dall’avanti all’indietro. E’ molto importante l’azione della gamba di slancio che tra il penultimo e l’ultimo passo deve chiudersi molto sotto il bacino in modo da essere poi portata in avanti alto, flessa al ginocchio. Per rendere meglio l’idea con i principianti, si può parlare di entrata nel salto: l’atleta deve comportarsi come se dovesse salire, con la gamba di slancio, su un gradino molto alto; 3) Il volo, che può essere effettuato in tre modi diversi. 1° il salto a raccolta in cui l’allievo si limita a portare la gamba di stacco in avanti per raggiungere l’altra gamba e preparare l’arrivo a terra. 2° il salto in estensione, o ad arco, in cui l’allievo distende la gamba di slancio verso il basso indietro per assumere, al momento del passaggio al punto più alto della parabola, un atteggiamento ad arco e, per portare le gambe avanti per preparare l’arrivo a terra, le fa passare entrambe per fuori basso. 3° il salto con passi in volo, in cui si ha una continuazione in volo dei movimenti della corsa da parte degli arti inferiori. Considerando che dopo lo stacco la lunghezza della traiettoria del baricentro del saltatore non può più essere variata, lo scopo dei movimenti che si compiono hanno l’unico scopo di mantenere il giusto equilibrio in volo, in modo da presentarsi in una posizione favorevole al momento dell’arrivo a terra; 4) L’atterraggio, che va eseguito toccando il suolo con i piedi e mantenendo il busto sbilanciato in avanti. Dapprima si innalzano le ginocchia, quindi si va a prendere contatto con il terreno distendendo quasi completamente le gambe propriamente dette (dal ginocchio alla caviglia). Il comportamento del busto è molto importante in quanto un suo prematuro o eccessivo abbassamento verso l’avanti provocherebbe un anticipo nella presa di contatto con il terreno (con conseguente accorciamento del salto). D’altra parte, un arretramento eccessivo provocherebbe la caduta all’indietro dopo l’arrivo a terra. Appena preso contatto con il terreno, per evitare di cadere all’indietro, l’allievo deve cercare un avanzamento a ginocchia piegate aiutandosi con l’azione delle braccia. Occorre considerare anche l’azione degli arti superiori. Durante la corsa hanno una normale azione oscillatoria di equilibrio; al momento dello stacco modificano il loro assetto per compensare l’azione più violenta degli arti inferiori. Il braccio opposto alla gamba di slancio viene portato decisamente verso l’avanti alto in atteggiamento flesso. L’altro braccio, mediante una circonduzione per basso fuori dentro alt, compensa l’azione della gamba di stacco. La compensazione proseguirà nella fase di volo. Al momento della chiusura il braccio che ha effettuato la circonduzione raggiunge, dall’alto in avanti, l’altro braccio ed insieme vanno verso l’indietro per basso. Dopo che l’allievo ha preso contatto con il terreno, per aiutare l’avanzamento del corpo, vengono nuovamente portate verso l’avanti. L’attrezzatura che occorre per praticare questo salto è composta da: - una pedana (suolo piano e rettilineo); - l’asse di battuta, dove va eseguito lo stacco (largo circa 20 centimetri); - una buca con della sabbia per l’atterraggio. Il regolamento delle gare prevede che: 1) ogni concorrente ha a disposizione tre prove per ottenere la misura migliore; 2) il salto è da considerarsi nullo se il piede, nel momento dello stacco, supera la linea segnata sul bordo dell’asse di battuta; 3) la misurazione del salto viene effettuata dal giudice valutando la distanza che va dall’impronta più arretrata lasciata sulla sabbia al momento dell’atterraggio, fino alla linea di stacco; 4) quando due o più saltatori ottengono la medesima prestazione, si decide la classifica sulla base del secondo miglior risultato fra le tre prove effettuate.

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  • 01/05/16--22:02: Pensieri in libertà
  • La primavera è sinonimo di lenta rinascita, di cambiamento e fioritura nuova. E io ho voglia di scrivere... Scrivere per svuotare e alleggerire il cuore di tutto questo conflitto sdi sentimenti...di questo macigno che si fasentire e mischiaccia... Se penso a te...quando mi hai sfiorato la vita sorrido...ma poi ricordo a come ti sei comportato e capèisco che esistono persone così vuote così falsecosì prive di sentimento che mi sento inadeguata perchè io non sonoc osì. Cerco sempre di trovare delle risposte che non è detto che ci siano... Cerco sempre di giustificare,di parlare,di capire,di aiutare,di far sentire il mio bene...ma non tutti lo vogliono e non tutti lo apprezzano... E quando questo accade la delusione è cocente...ma devo farmene una ragione e capire che le cose e le persone funzionano così. Ma non mi piace...non piace come vadano le cose... Io non ho voglia di cambiare per gli altri nè essere qualcun'altra per le ferite che mi ritrovo sul cuore...io voglio riuscire a rimanere esattamente così...anche se sono diversa dagli altri...anche se vivo una vita che non va bene su questo mondo...eppure son sicura che il pianeta in cui vivo prima o poi mi restituirà ciò che ho perso...la fiducia e la voglia di amare...

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  • 01/05/16--23:45: Progetto Legalità
  • Alcune settimane fa abbiamo trattato, assieme alla professoressa di Lettere, il tema della mafia e dei suoi crimini. La mafia è presente soprattutto nell’Italia meridionale, la regione più colpita è la Sicilia. La mafia ha ucciso molte persone, per farle stare zitte impedendo loro di raccontare la verità. Tra le vittime più conosciute citiamo: Peppino Impastato, Paolo Borsellino, Rita Atria, Emanuela Loi, Salvatore e Rodolfo Buscemi, Roberto Antiochia e Antonino Cassarà. Giuseppe Impastato nasce a Cinisi da una famiglia mafiosa, il padre è amico di Gaetano Badalamenti, il “grande” boss mafioso. Dopo aver litigato con il padre, che lo caccia di casa, fonda Radio Aut, in cui, assieme a degli amici, prende in giro i boss locali, in primo luogo Tano Badalamenti. Dopo qualche tempo, il padre di Peppino viene fatto uccidere da Badalamenti; questi, dopo avere tolto di mezzo il padre, fa uccidere anche Peppino, prima massacrato di botte e poi fatto saltare in aria sopra i binari della ferrovia. Felicia Impastato, la mamma, non ha mai smesso di chiedere giustizia per il figlio. Oggi, l’ex-casa di Badalamenti è diventato un museo in ricordo di Peppino. In classe abbiamo anche visto il film “Cento Passi” in cui si racconta la vita di Peppino Impastato e di com’è avvenuta la sua morte. Un’altra vittima della crudeltà mafiosa è stato il giudice Paolo Borsellino che, grazie al suo lavoro, mandò in galera molti criminali. Essendo un personaggio scomodo per la mafia, fu fatto saltare in aria mentre andava a trovare la madre; con lui perirono anche i componenti della scorta, tra cui Emanuela Loi, prima donna poliziotta ad essere uccisa in un attentato mafioso. La lista delle vittime, purtroppo, continua con Giovanni Falcone, anch’egli giudice e grande amico di Borsellino; fu fatto saltare in aria assieme alla moglie e alla scorta, lungo l’autostrada di Capaci. Altri personaggi vittime della mafia sono Salvatore e Rodolfo Buscemi. Il primo ucciso perché spacciava sigarette illegalmente senza il permesso della mafia e il secondo perché stava indagando sulla morte del fratello. La sorella Michela ha chiesto giustizia per loro e ha tenuto molti incontri in diverse scuole per far conoscere la tragedia accaduta nella sua famiglia e qualche anno fa è stata ospite anche nella nostra scuola. Rita Atria, invece, era una ragazza come tutte le altre, che perse il padre e il fratello a causa della mafia. Decise di denunciare i mafiosi e fu costretta, per avere protezione, a trasferirsi a Roma sotto falso nome. Dopo la morte di Paolo Borsellino che lei considerava come un secondo padre, non sentendosi più al sicuro, si suicidò buttandosi dalla palazzina in cui abitava. È morto compiendo il suo lavoro anche Roberto Antiochia, cercando di proteggere il giudice Antonino Cassarà, in un attentato mafioso. Insieme ai miei professori e alla mia classe abbiamo partecipato alla giornata della Commemorazione delle vittime della mafia lo scorso 21 marzo a Piazzola sul Brenta; abbiamo ricordato i loro nomi e intonato alcune canzoni a favore della pace. Questa esperienza, oltre a ricordare i crimini mafiosi, ci ha aiutato a comprendere che la prepotenza è l’arma pericolosa della mafia, che viola i valori della libertà e della democrazia sanciti nella nostra Costituzione.

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  • 02/05/16--00:35: I NURAGHI
  • I nuraghi sono costruzioni molto particolari i cui resti si trovano solo in Sardegna, sono il simbolo di un periodo storico della civiltà nuragica Sarda. I nuraghi sono grandi torri di pietra a forma di tronco di cono dal basso verso l’alto. All’interno dei nuraghi si trovano una, due o tre camere sovrapposte collegate con una scala in pietra. In tutta la Sardegna i resti di nuraghi sono almeno settemila, alcuni ben conservati, il più famoso di tutti è su Nuraxi che si trova a Barumini in provincia di Cagliari. GIAMMARCO R. CLASSE SECONDA A SCUOLA PRIMARIA

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  • 02/05/16--08:17: (sesta puntata)
  • Era immobile, oscuro e terrificante, un incrocio tra un Sith, un cyborg e un mostro delle foreste maledette di Endor. Si girò e li fissò attentamente, i protagonisti erano basiti e stupiti dell'inatteso comportamente del loro più grande nemico. Steve e i suoi amici avanzarono e scagliarono una granata disintegratrice, ma venne bloccata all'istante da uno scudo deflettore. Usarono anche le spade laser e distrussero lo scudo che li bloccava e poi scagliarono una sciabolata contro Star Hack, ma scoprirono che era un ologramma. Sopra di loro si rivelò il vero Star Hack che lanciò una terribile scarica elettrica contro di loro, i protagonisti controbatterono con un fucile protonucleare e riuscirono a perforargli l'armatura, dove c'era il server principale sparso in vari chip, anche liquidi, per il suo corpo. In quel momento sbucò un Sith potentissimo che si buttò contro i due Jedi, i protagonisti usarono delle armi speciali contro di lui e riuscirono a smaterializzarlo ed ucciderlo. Scoprirono come distruggere il loro più grande nemico, dovevano hackerare il suo stesso corpo con un algoritmo segreto che loro però erano riusciti ad ottenere. Uno di loro si mise all'opera e dopo molti tentativi riuscì a bloccare l'armatura di Star Hack. Alla fine il maestro Jedi lo spezzo in due con la possente spada laser. Poi tutto sembrò tornare alla normalità, tutti i sistemi erano stati ripristinati e loro ringraziarono i Jedi e si fecero riteletrasportare nella loro dimensione di Minecraft. Le due galassie erano finalmente in pace, ma nulla è detto fino alla fine, in realtà c'era qualche entità molto più grande e potente dietro tutto ciò, ma i protagonosti si lasciarono tutti questi dubbi alle spalle e si goderono la tranquillità che avevano riportato nella loro galassia, in attesa di una nuova avventura spaziale, forse fra moltissimi anni, anche secoli o millenni...

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  • 02/05/16--12:32: Esperienze da rifare....
  • Il Dottore Carlo Montinaro ,presidente dell'associazione MARCO LEVI BIANCHINI di Nocera Inferiore ha presentato il gioco: la primavera della vita. Il presidente ha magistralmente condotto il gioco e si è registrata una sana competizione tra le due squadre ,sfidanti.La classe quarta del liceo economico e la classe quarta del liceo artistico. L'attività formativa si è strutturata in tre sezioni a) domande di cultura generale b)domande legate alle discipline scolastiche c )gioco di squadra "palla a volo"Vivere la vita scolastica deve essere piacevole perchè i contenuti disciplinari "passano" anche e soprattutto attraverso la comunicazione non verbale.Serenità, gioia,tranquillità sono valori indispensabili per indirizzare il giovane studente verso i saperi .Educare, istruire e formare sono condizioni necessarie per costruire un futuro migliore dove libertà, consapevolezza,razionalità e pensiero critico non devono mancare.Le istituzioni scolastiche devono promuovere CULTURA e tutte le iniziative formative vanno corrette. Ringraziamo i nostri professori che hanno aderito all'iniziativa con entusiasmo, il dott.Montinaro che con professionalità e grande semplicità ci ha coinvolto mantenendo alta la nostra attenzione.La professoressa Concetta Caputo che ha coordinato l'attività formativa, la giuria e tutti coloro che hanno fatto il tifo per noi. La giornata é stata indimenticabile !

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    Guerra civile. Così scherzosamente è stato definito uno screzio tra rappresentanti d’istituto, o meglio, per essere precisi, tra una rappresentante d’istituto e una ragazza della sede succursale. Uno scontro che forse si poteva evitare per il bene della scuola; ma come al solito il Torricelli è la parodia di sé stesso e l’unità non si sa neanche cosa sia. Specifichiamo però il motivo di tutto ciò: un’assemblea. Badate bene, un’assemblea non concessa alla sede succursale che ha fatto scalpore tra gli studenti, animando spiriti rivoluzionari in pieno stile partigiano sulla scia del 25 aprile. Un’assemblea concessa però alla sede centrale che l’ha svolta nella più totale normalità. Andiamo per ordine però specificando un antefatto cruciale per capire i fatti del 27 Aprile. Il mese scorso durante una normale assemblea d’istituto nella sede succursale è entrato un estraneo che a detta di alcuni (fonte non certa) avrebbe addirittura gettato una sedia da un balcone. Tutt’ora non è chiaro se questo estraneo sia entrato durante lo svolgimento dell'assemblea oppure alla prima ora, nascondendosi nel bagno per le due ore precedenti l’assemblea, quindi non è neanche chiaro se la mancanza di sorveglianza sia da attribuirsi al servizio d’ordine o al personale ATA; purtroppo però ciò che è chiaro è la presenza di questo estraneo all’interno della scuola che è certamente intollerabile. Alla luce di questi fatti il preside ha preso provvedimenti, negando lo svolgimento dell’assemblea alla sede succursale e scatenando il malcontento di molti studenti che si sono ampiamente lamentati con i rappresentanti d’istituto durante il comitato studentesco. I rappresentanti a questo punto, dopo aver fatto il possibile per convincere il preside a concedere questa assemblea hanno praticamente consigliato agli studenti più indignati di scioperare. In tutto ciò si inserisce una figura abbastanza conosciuta all’interno della scuola, una studentessa sempre pronta a far sentire la propria voce: Ivana Pietati. Questa studentessa dopo aver guidato l’eroica resistenza contro un preside oppressore, avvenuta in piazza a somma il 27 Aprile ha, ancora più eroicamente, accusato sul gruppo di facebook della scuola la rappresentante Annachiara Lieto di non rappresentare davvero gli studenti in quanto la suddetta non era presente allo sciopero. È infatti vero che Vincenzo Visone era l’unico rappresentante presente alla manifestazione (se così può essere chiamata) nonostante avesse da fare la simulazione della terza prova. Che sia stato coraggio o follia lascio al lettore deciderlo, ma sta di fatto che quel giorno la scuola si è divisa, spaccata tra chi si è schierato con Annachiara e chi con Ivana, aprendo una vera e propria faida sul gruppo di facebook della scuola. Piccolezze, facezie, sò ragazzi, se scherza. Oppure sintomo di qualcosa di più profondo? Sintomo di un’unità mancante, di una scuola fatta di tanti piccoli pezzi che non riescono più ad incastrarsi al meglio, come se all'improvviso qualcosa si fosse crepato se non addirittura rotto. È vero che la porcellana del Torricelli si è sempre vista composta da due pezzi di colore e forma diversi (centrale e succursale), ma è anche vero che questi due pezzi si sono sempre incastrati bene. Qui però siamo oltre la semplice distinzione tra le due sedi, stiamo parlando di pezzi ancora più piccoli, di un’unteriore frammentazione. Ma allora siamo ancora una sola scuola o ne siamo tante? Siamo ancora uniti o ci siamo rotti in tanti cocci? Siamo ancora il Torricelli o ne siamo la parodia?

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  • 02/05/16--17:28: CHER LUCA
  • Cher Luca, Je t’écris pour te remercier pour tout ce que tu m’as appris. Pendant ces trois années, j’ai changé et ceci est aussi grâce à toi. Tous les jours tu as quelque chose de nouveau à donner aux autres. Avec toi j’ai découvert un nouveau monde où les petites choses sont très importantes. Ton monde est différent du nôtre qui a beaucoup de préjugés et d’injustices. Ton monde est profond et particulier, l’apparence n’a pas d’importance mais ce qui est vraiment essentiel, c’est ton cœur et ta joie. Ton sourire nous captive toujours. Merci beaucoup pour tes leçons de vie. À bientôt, mon ami Francesca DI GENNI (Classe IIIC)

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  • 02/05/16--17:31: LUCA UN AMI SPÉCIAL
  • LUCA, un ami spécial. Dans notre classe nous sommes 24, nous sommes de bons amis et nous nous aimons bien mais l’un de nous est spécial : c’est Luca. Luca n’est pas seulement notre ami et notre camarade de classe mais pour nous, il a été un vrai maître et grâce à lui, nous avons appris beaucoup de choses. Il nous a appris à apprécier les petites choses de la vie. Il est très vif, joyeux et il est toujours heureux et chaque fois que nous sommes tristes, il nous offre toujours un sourire. Nous sommes très contents parce que pendant ces trois années de collège, nous l’avons beaucoup aidé et avec nos professeurs nous avons réalisé beaucoup de projets auxquels, naturellement, Luca a participé. Ces activités lui ont fait du bien parce qu’il a grandi culturellement et personnellement mais nous avons aussi compris comment apparaît la réalité à ses yeux. Une initiative importante a été le spectacle en français organisé par notre professeur. Toute notre classe a participé au spectacle surtout Luca. Nous devions répondre à des questions sur des chansons françaises et sur leurs auteurs. Pour la première fois, nous avons vu notre grand ami s’amuser et faire les mêmes activités que nous. Grâce à lui nous avons gagné la compétition et surtout nous nous sommes beaucoup amusés. Il est temps, maintenant, de dire au revoir à Luca parce que nous sommes arrivés en quatrième et c’est notre dernière année ensemble. Alors je voudrais dire un mot à Luca pour tout ce que nous avons appris et compris avec lui. MERCI LUCA ! Ludovica TRAVAGLINI (Classe IIIC)

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  • 02/05/16--17:38: UNE JOURNÉE DE PLAISIR
  • Cher journal! Aujourd’hui 9 février n’a pas été un jour ennuyeux comme les autres, je me suis bien amusée ! Ça a été une bonne journée. Je viens de voir le spectacle : « Sur la route des symboles français », une aventure très intéressante et amusante qui parle de l’agent des services secrets Jean Bond, le plus fou de France ! Appelé par son chef, il va devoir partir en mission parce que Marianne (personnification de la République française) a été volée. Pendant le spectacle nous avons été impliqués dans les scènes les plus drôles et les plus amusantes comme quand un copain a dû boire du vin rouge ou comme quand une de nos copines a reçu une déclaration d’amour d’un acteur. En effet, nous avons eu la possibilité d’intéragir avec les acteurs parce que quelques élèves ont été appelés pour interpréter des personnages présents dans cette aventure. Quand le spectacle est fini, les acteurs ont répondu à toutes nos questions en français et nous avons compris. Je pense que cette expérience est en mesure de faire vivre à chacun de nous, grâce à l’imagination , une aventure fantastique ! Grosses bises Elena BIONDI ( Classe 2E)

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  • 02/05/16--17:56: Ragazzi & Social Network
  • Quante ore stai davanti al cellulare messaggiando su Whatsapp, su Instagram o su Facebook? Quanti pomeriggi hai passato chiuso in camera davanti al computer? Quanto tempo stai davanti alla televisione? Hai mai pensato che nel mondo non esiste soltanto la tecnologia, ma ci sono anche altre cose a cui pensare? Hai mai provato a comunicare con le persone realmente e non solo virtualmente e sul web? Secondo le statistiche di “Telefono Azzurro” tantissime persone passano più di quattro ore al giorno davanti al telefonino, al computer o alla televisione. Moltissimi bambini hanno ricevuto il telefonino a nove anni. Il cellulare sta diventando non solo la vita quotidiana del cinquanta per ceto dei ragazzi, ma anche dei bambini. Molte persone al solo pensiero di passare un giorno senza il cellulare rabbrividiscono. Certi hanno paura di rimanere senza telefono per poche ore e poi non essere più accettati dagli amici perché non gli ha risposto dopo pochi minuti. Altri, visto che l’ amico non gli risponde al messaggio dopo cinque secondi, si arrabbiano, pensando che l’ amico non voglia più frequentarli. Il web non deve essere oggetto di discussioni o litigi, ma deve essere uno strumento per comunicare con persone lontane e per informarsi meglio. A scuola abbiamo affrontato l’ argomento con un educatore che ci ha fatto fare un questionario relativo all’ uso di Whatsapp. Ecco le riflessioni dei nostri compagni Matteo Andreola e Gabriele Doro di 2°A: D. - Che cosa ne pensi dell’ attività fatta con l’ educatore? Gabriele – E’ stata una bella esperienza perché ci ha esposto i pericoli del web. Mi è piaciuto anche perché ci ha insegnato che cos’è il cyber-bullismo. Matteo - Penso che sia servita paer tutta la classe per capire meglio i rischi che si possono trovare nel web. D. - Che cosa è emerso dalle riflessioni fatte in classe? Gabriele – Abbiamo capito che possiamo essere anche noi soggetti a queste prese in giro, e a volte purtroppo essere a nostra volta dei bulli. Matteo - La nostra classe ha capito meglio il significato della parola web e ha imparato ad utilizzarlo più propriamente. D. - Sei mai stato preso in giro su un gruppo o da un amico tramite Whatsapp? Gabriele - No, perché non ho il cellulare. Matteo - No, non ho mai avuto esperienze del genere. Inoltre sono venuti due agenti della polizia postale, Ireno Nave e Luca Tonan, per farci una lezione sull’uso corretto dei social. Alla fine della lezione li abbiamo intervistati: D. – Quando fate i vostri interventi nelle scuole, i ragazzi sono interessati e vi fanno domande? Agente Nave - :La fascia dei ragazzi delle medie è interessata e ci fa domande, mentre quella delle superiori non ha molto interesse, probabilmente perché crede di sapere già tutto. Proprio per questo, in conclusione, vorrei invitare tutti i ragazzi di ogni età ad informarsi sugli usi corretti dei social, perché molti giovani sono all’oscuro dei rischi o li sottovalutano.

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